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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Non ti muovere.

Ti fermi, e l’adrenalina cala. Senti il sangue allontanarsi dalla testa e riaffluire piano alle membra, e quel leggero formicolio ti serve a capire che non devi essere in movimento per sentirti viva. Il fiato che ti è servito finora per parlare di colpo ti accorgi di poterlo usare solo per continuare a respirare. Inpiri e respiri. E intanto ti cresce qualcosa tra il cuore e lo stomaco, qualcosa di ingombrante che occupa tutto e tutto include, e per tenerlo lì senza affogare non puoi far altro che restare immobile.

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La vita di Brod fu una lenta assimilazione del fatto che il mondo non era per lei; che, quale che fosse la ragione, non sarebbe mai stata nel contempo felice e sincera. Aveva la sensazione di tracimare, di produrre e accumulare sempre più amore dentro di sé. Ma senza mai scioglimento. Tavolo, incanto dell’elefante d’avorio, arcobaleno, cipolla, acconciatura, mollusco, Settimo Giorno, violenza, pellicina, melodramma, fossato, miele, sottocoppa… niente di tutto questo valeva a smuoverla. Si rivolgeva al suo mondo in onestà, alla ricerca di qualcosa che meritasse la quantità di amore che sapeva di avere dentro, ma a ogni cosa diceva: Non ti amo. Paletto di recinto marron-corteccia: Non ti amo. Poesia troppo lunga: Non ti amo. Cena nella scodella: Non ti amo. La fisica, l’idea di te, le tue leggi: Non ti amo. Nulla sembrava qualcosa in più di quello che era davvero. Tutto era semplicemente una cosa, impastoiata, da cima a fondo, nella propria cosalità.
Se avessimo aperto una pagina a casa del suo diario – che deve aver serbato e serbato in ogni momento, con la paura non che venisse perduto, scoperto o letto, ma di imbattersi un giorno nella cosa che finalmente valesse la pena di scrivere e ricordare e scoprire che non aveva qualcosa su cui scrivere – avremmo trovato una qualche enunciazione del seguente sentimento: non sono innamorata.
E dunque si doveva accontentare dell’idea dell’amore – di amare il fatto di amare cose della cui esistenza non le importava affatto. L’amore in sé divenne oggetto del suo amore. Lei amava se stessa innamorata, amava amare l’amore come l’amore ama amare: ed era in grado, quindi, di riconciliarsi con un mondo tanto diverso da quello che avrebbe auspicato. Non era il mondo la grande menzogna salutare: lo era la sua volontà di renderlo bello e giusto, di vivere una vita già-avulsa in un mondo già-avulso da quello dove tutti gli altri sembravano esistere.

Ogni Cosa è Illuminata

Jonathan Safran Foer

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La mia vicina si chiama Silvana. O almeno, così mi è sembrato di captare. E’ una signora di mezz’età coi capelli biondi e qualche chilo di troppo. Abita al palazzo accanto al mio al mare, in linea d’aria gli appartamenti sono molto vicini, e quando siamo a tavola  – e non solo – per forza di cose ci vediamo. Ha un tono molto alto di voce e parla gridando, e ovunque mi trovi, non solo in terrazza ma anche dentro casa, non posso fare a meno di ascoltare tutto ciò che dice. Parla a volte in inglese e a volte in italiano, spesso mischiando frasi e parole delle due lingue nello stesso discorso e col medesimo interlocutore. Si sente che è anglofone, sebbene parli un italiano perfetto e senza alcuna inflessione, e anche la maggior parte delle persone che frequentano la sua casa o alle quali telefona, evidentemente comprendono e parlano come lei entrambe le lingue, intercambiandole. A Silvana piace la musica napoletana, la mette a tutto volume quando stira o lava i pavimenti. Quando starnutisce, se non riconoscessi che si tratta del suo starnuto, potrei pensare che qualcuno è caduto dalle scale urlando o ha visto un fantasma e grida spaventato. Ha una risata grassa e contagiosa, e un marito con un gran pancione; li sento stappare bottiglie di champagne quasi tutti i giorni, e sembrano mangiare sempre cose appetitose.

In genere non ho una predilezione per le persone così costantemente rumorose e chiassose, in ogni aspetto del loro modo di essere, ma provo una spiccata simpatia per lei. Vorrei tanto conoscerla, e immagino scene in cui questo succede. Per esempio, immagino di bussarle alla porta con un vassoio di biscotti appena fatti, per conquistarla; o di attaccare in qualche modo bottone mentre siamo entrambe in terrazza. E poi, mi immagino seduta alla sua tavola, ben rimpinzata, mentre mi fa la cronaca della sua vita passata. Ascoltarla chiaccherare a macchinetta sono sicura che sarebbe salutare per me, che mi distrarebbe da qualsiasi eventuale problema.

Quindi, caso mai tu mi leggessi Silvana, sappi che secondo me potremmo diventare buone amiche.

La tua vicina di casa, Elisa.

 

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