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Simmetrie.

28 Settembre 2011 – Amiche

 

 

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Non importa quanto apparentemente siamo cresciute, quando io e Elena siamo insieme, abbiamo ancora irrimediabilmente dieci anni e capelli lunghissimi.

Abbiamo dieci anni e siamo a casa mia, mi sono trasferita da poco in una casa più grande. E’ inzio estate, le scuole sono finite, quindi passare il pomeriggio separate l’una dall’altra è fuori discussione. Siamo in giardino, le piante devono ancora crescere, la siepe è infatti molto bassa e a guardarla sembra di coglierla di sorpresa mentre cerca di sistemarsi i rami ma è ancora tutt’altro che pronta. Fa già abbastanza caldo da portare comodi pantaloncini corti, maglietta, e una fascia elastica per tenere indietro i capelli dalla fronte; scorraziamo sul prato ancora acerbo o siamo sedute su una pietra che ci fa da panchina. La nonna riesce contemporaneamente a non perderci mai di vista e a darsi da fare in cucina per preparare crostata o pizza per la merenda, e se non parla con noi, parla coi gatti o parla da sola. Il nonno ha sempre qualcosa da fare nell’orto, un orto che sembra un giardino botanico in miniatura per come è curato: le diverse coltivazioni sono separate tra loro da piccoli sentieri, con una precisione che farebbe pensare a qualcuno che, armato di riga e squadra, si è messo a disegnare l’orticello pefetto. Il nonno è silenzioso, quando andiamo a sbirciarlo ci sorride con gli occhi, se gli chiedo qualcosa mi risponde con un “oh, bella”, che in realtà ha una elle soltanto perché l’accento emiliano risuona costantemente, ed è di una dolcezza tale nella sua semplicità, che mi sarebbe sempre riecheggiato dentro.

Non importa cosa facciamo, magari ci diamo lo smalto alle unghie o fingiamo di vendere vestiti da sposa, oppure giochiamo coi gatti: la costante è che io e Elena non smettiamo mai di ridere, ridiamo così tanto che ci fa male la pancia e ci lacrimano gli occhi. Ci fa ridere come Elena ripete e cerca di tradurre le parole che sente dire in un dialetto per lei incomprensibile dai miei nonni, ci fa ridere quando sua mamma viene a prenderla e noi ascoltiamo il suo infinito dialogo con la nonna fingendo che parlino d’altro, ci fanno ridere le caricature – un po’ cattivelle – delle nostre amiche che disegniamo su un diario, le storie che inventiamo, io che faccio le facce o le voci buffe, qualcosa di stupido che ci confidiamo all’orecchio.

Il fatto che adesso abbiamo qualche anno in più non cambia di molto le cose: insieme torniamo ad essere quelle bambine, e il nostro modo di stare insieme è rimasto identico, facile e infantile. La sua risata è rimasta la stessa e a me basta quella per ridere a mia volta, e non smettere più.

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