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Archive for the ‘estate’ Category

Non importa quanto apparentemente siamo cresciute, quando io e Elena siamo insieme, abbiamo ancora irrimediabilmente dieci anni e capelli lunghissimi.

Abbiamo dieci anni e siamo a casa mia, mi sono trasferita da poco in una casa più grande. E’ inzio estate, le scuole sono finite, quindi passare il pomeriggio separate l’una dall’altra è fuori discussione. Siamo in giardino, le piante devono ancora crescere, la siepe è infatti molto bassa e a guardarla sembra di coglierla di sorpresa mentre cerca di sistemarsi i rami ma è ancora tutt’altro che pronta. Fa già abbastanza caldo da portare comodi pantaloncini corti, maglietta, e una fascia elastica per tenere indietro i capelli dalla fronte; scorraziamo sul prato ancora acerbo o siamo sedute su una pietra che ci fa da panchina. La nonna riesce contemporaneamente a non perderci mai di vista e a darsi da fare in cucina per preparare crostata o pizza per la merenda, e se non parla con noi, parla coi gatti o parla da sola. Il nonno ha sempre qualcosa da fare nell’orto, un orto che sembra un giardino botanico in miniatura per come è curato: le diverse coltivazioni sono separate tra loro da piccoli sentieri, con una precisione che farebbe pensare a qualcuno che, armato di riga e squadra, si è messo a disegnare l’orticello pefetto. Il nonno è silenzioso, quando andiamo a sbirciarlo ci sorride con gli occhi, se gli chiedo qualcosa mi risponde con un “oh, bella”, che in realtà ha una elle soltanto perché l’accento emiliano risuona costantemente, ed è di una dolcezza tale nella sua semplicità, che mi sarebbe sempre riecheggiato dentro.

Non importa cosa facciamo, magari ci diamo lo smalto alle unghie o fingiamo di vendere vestiti da sposa, oppure giochiamo coi gatti: la costante è che io e Elena non smettiamo mai di ridere, ridiamo così tanto che ci fa male la pancia e ci lacrimano gli occhi. Ci fa ridere come Elena ripete e cerca di tradurre le parole che sente dire in un dialetto per lei incomprensibile dai miei nonni, ci fa ridere quando sua mamma viene a prenderla e noi ascoltiamo il suo infinito dialogo con la nonna fingendo che parlino d’altro, ci fanno ridere le caricature – un po’ cattivelle – delle nostre amiche che disegniamo su un diario, le storie che inventiamo, io che faccio le facce o le voci buffe, qualcosa di stupido che ci confidiamo all’orecchio.

Il fatto che adesso abbiamo qualche anno in più non cambia di molto le cose: insieme torniamo ad essere quelle bambine, e il nostro modo di stare insieme è rimasto identico, facile e infantile. La sua risata è rimasta la stessa e a me basta quella per ridere a mia volta, e non smettere più.

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Per la prima volta dopo molto tempo, credo da anni, ieri il mare è riuscito a trasmettermi un senso di pace totale, e a ricaricarmi le energie. A farmi sentire in quel modo, completamente rilassata, indubbiamente ha contribuito il fatto di essere sola attorno a pochi sconosciuti, il lettino posizionato sul bagnoasciuga, e la bella giornata calda e ventilata.  Ma sopratutto è la perfezione della scena che si svolgeva intorno che mi hanno dato quella sensazione: lo stagliarsi della copertina del mio libro all’orizzonte, lo scintillio tremolante del sole sulla distesa d’acqua chiara, i rumori, attenuati dalle onde, delle persone intorno. E la completa serenità che mi ha pian piano investito, derivava dal fatto che non ero un semplice osservatore di quel mondo, ma ne facevo parte, e di conseguenza più che i dettagli del quadro ne percepivo la bellezza d’insieme.  E per tutto il giorno ho mantenuto quella visione incantata, e i particolari –  l’ombra dei gabbiani in volo sulla sabbia, i movimenti lentissimi della signora distesa ad abbronzarsi poco distante da me, il calore sulla pelle, lo scorrere dei passanti sulla riva – abbellivano il tutto senza mai stonare o uscire dai contorni.

In quel momento, pensando a me, alla mia vita e a quello che mi circondava, mi sono sentita felice, e ho pensato a te: a te quando mi dici che per essere felici insieme due persone devono innnanzitutto essere felici singolarmente, e in un attimo non mi è più sembrato tanto difficile, ma anzi naturale. Ho sentito di comprendere fino in fondo quello che mi hai sempre detto, e per questo mi sono sentita molto vicina a te, perché incarnavo in quel momento alla perfezione un tuo pensiero, e ti sono stata infinitamente grata di avermelo trasmesso, e lo sono tuttora.

E’ stata una sensazione illuminante e nitida, ma non pretendevo che durasse tale e quale all’infinito, sapevo che sarebbe sbiadita anche per qualche futile motivo, che avrei sentito presto il folle bisogno di averti fisicamente accanto per essere davvero felice. Ma resto contenta di aver percepito così bene ciò di cui tu mi hai spesso parlato, resto consapevole di quello che deriva da quel momento e lo terrò sempre presente, ricordandolo con chiarezza.

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